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GIOCHI… DA LEGARE
MADAMADORESINA ha voluto creare otto gioielli esclusivi ed irripetibili. Otto pezzi unici.
E ha fatto in modo che venissero svelati in un modo altrettanto straordinario.
L’utilizzo di linguaggi artistici diversi e tra loro complementari ha lo scopo di esaltare l’intrinseca natura di ogni creazione, in cui il lavoro artigiano coniuga ed impreziosisce resina e metalli in un gioco immediato ed efficace, semplice ma ricco di significato, come quelli infantili.
Ideati e realizzati non per essere esposti, né semplicemente indossati, i gioielli
MADAMADORESINA prendono così vita e si muovono sul corpo di quattro danzatrici, in un alternarsi di luci e ombre, oblio e ricordo, che li scopre gradualmente in tutti i loro particolari.
Eleonora Luca e Fabrizio Reginato
Ho l’impressione che la vita alle volte sia come Un,due,tre stella.
Basta essere un attimo disattenti, non troppo stabili perché
si debba ricominciare tutto da capo.
Anonimo
Dalla fine e giocosa arte che MADAMADORESINA infonde alle proprie creazioni scaturisce questa performance, che prende le mosse da alcuni giochi infantili come Nascondino, Un, due, tre, stella!, Mosca cieca, giochi che danzano sulle note di filastrocche, antiche conte e scioglilingua. Nei gioielli, i colori della resina misti all’intreccio dei metalli disegnano contorni carichi di arcaico stupore, così come nella performance tutto ci riconduce ad una gioiosa intimità, legata, nel ricordo, all’arte del “giocare”. Donne-bambine nello spazio tessono, come fili di rame e di ottone, geometrie e forme che si fanno canto, danza e fluttuanti immagini video, abbracciando e coinvolgendo i visitatori come dentro una iridata camera della memoria.
Un’emozionale memoria, che l’età adulta va poi a corrompere.
E’ così che innocentemente il gioco si trasforma in preda del tempo in cui viviamo. Come i preziosi e colorati monili di MADAMADORESINA sono imprigionati in elementi che richiamano primitive armature, nel rigore delle forme che avvolgono il corpo o che come sottili lame taglienti lo proteggono, così il gioco puerile, agli occhi del pubblico della performance, svela la sua parte scura e fragile al tempo stesso. E lo spazio intorno è già trappola. Crudelmente, quell’intima e gioiosa arte si fa ripetizione meccanica di un gioco più grande: l’eterna lotta, perfida e senza scampo, dell’esistenza.
Sabrina Sinatti |